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Le ceramiche di Mondovì in provincia di Cuneo

>> mercoledì 17 ottobre 2012

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Il territorio della città di Mondovì in provincia di Cuneo denominato "monregalese" è famoso per le sue ceramiche. 
A molti sarà capitato di vedere decorazioni che raffigurano galletti dalle code sontuose: molti di noi hanno a casa un piatto, un vaso o una teiera con questo motivo, unito alla classica filettatura blu, ma pochi sanno che si tratta di tratti distintivi dell'arte ceramica di Mondovì. Oggi quell'arte rivive e viene custodita e diffusa grazie al Museo della Ceramica di Mondovì. Il museo (da notare il galletto nel logo) sorge nel prestigioso Palazzo Fauzone di Germagnano, nello storico rione di Piazza.
La visita al museo ed alle bellezze architettoniche di Mondovì costituiscono un'ottima occasione di soggiorno in questo splendido angolo della provincia cuneese, dove peraltro è possibile usufruire dell'ospitalità e dell'accoglienza locali soggiornando in un Bed and Breakfast a Mondovì Val B&B
Il palazzo, di proprietà della Provincia di Cuneo, è uno dei più notevoli della Piazza Maggiore, a sua volta pregevolissimo spazio del Piemonte dal punto di vista paesaggistico ed architettonico. Tra i più antichi della piazza, e dunque della città di Mondovì, la sua fondazione risale ai primi decenni del Duecento come dimora signorile. Il museo ospita percorsi didattici e sale multimediali per apprezzare e conoscere un'arte che unisce creatività, manualità e business!
Un'arte ma anche un'industria quella della ceramica, che si sviluppò  a Mondovì, in provincia di Cuneo, all’inizio dell’Ottocento,  raggiungendo il culmine alla metà del secolo, in piena seconda rivoluzione industriale.

Questa attività venne importata dalla Liguria ad opera di cittadini di origine ligure imprenditori - benefattori che seppero intravedere in Mondovì e nel suo territorio le potenzialità (facile reperibilità di legno e argilla) giuste per un rapido sviluppo dell'arte e dell'industria ceramica. 
Questa tecnica, affidata in genere a manodopera femminile, utilizzava colori preparati in fabbrica, composti da ossidi minerali o metallici polverizzati e corretti in sostanze fondenti come i silicati e gli alluminati. I pigmenti derivavano dall'impiego dei vari ossidi: dal ferro si ottenevano tonalità differenti di rosso e di bruno, dal cobalto il blu intenso, dal cromo i verdi, dal rame una gamma di verdi-turchesi, dal manganese bruni e violetti, dall'antimonio i gialli. Ogni fabbrica custodiva gelosamente le ricette di composizione dei colori, frutto di reiterate e costose prove. Le mani svelte ed esperte delle decoratrici eseguivano a pennello soggetti di grande immediatezza espressiva. Tra i temi più diffusi troviamo i noti galletti di ascendenza francese, dotati di sontuose code, variopinti uccelli, fiori disposti singolarmente o in mazzo, paesaggi campiti in bianco e blu eredi della raffinata tradizione ligure. Il lavoro dei pittori era spesso completato dall'operazione di filettatura, che consisteva nel tracciare fili o fasce – filetti – sul corpo del manufatto; l'esecuzione avveniva con l'ausilio del tornio o, per le forme più articolate, a mano libera.
Segnaliamo che da sabato 13 ottobre alle 17.30  il museo ospiterà la mostra "Giorgio Laveri - La fabbrica dei sogni". Le opere saranno in mostra fino al 25 novembre. 

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